Enrico Alliata, duca di Salaparuta (1879-1946) visse il crepuscolo dell’aristocrazia siciliana, ma – come scrive Gioacchino Lanza Tomasi nell’introduzione al volume – seppe mantenere la serenità e continuò indisturbato la “professione” di signore, fra il dilettantismo aristocratico, l’agricoltura, la vitivinicoltura (fondò l’azienda enologica Corvo di Salaparuta) e la gastrosofia, unaspeculazione esoterica collegata alle dottrine teosofiche di cui era bandita ogni traccia di negromanzia. Fu sì, per quei tempi, uneccentrico, ma nella cucina, come nell’industria, un tecnico di classe. Nello scrivere la Cucina vegetariana – che preferì chiamare“Manuale di gastrosofia naturista” – lo scopo di Salaparuta non era la divulgazione di un ricettario di cui egli possedeva anche lasperimentazione pratica – avverte ancora Lanza Tomasi nella sua introduzione –, bensì quello di fornire all’umanità uno strumento di “redenzione” che prendesse le mosse dall’ortodosia dietetica. Il volume, che si apre con una serie di esaurienti e articolate premesse dietetiche, consta di un formulario di oltre 1.000 “ricette scelte di ogni paese”. Oltre alle ricette tradizionali a base di vegetali, s’incontrano anche contraffazioni di pietanze a base di carne come se l’autore desiderasse far proseliti anche presso coloro che ad alcune ghiottonerie della carne non fossero in grado di rinunciare facilmente. Introduzione di Gioacchino Lanza Tomasi.
2020/08/30 01:05:54



