“Corrispondenze ai margini dell’Occidente” è composto oralmente a due voci, in una continua e umana tensione all'ascolto, che si protrae passo dopo passo in un viaggio nell'inferno dei vivi, della materia, che si apre ad uno sguardo severo verso la in-civiltà contemporanea in principio al nuovo secolo. Debito dantesco dunque. Ma soprattutto alchemico ed eretico, in una architettura strutturale apparentemente lineare, ma che si contrae su se stessa, come una serpe, dove il finale dadaisticamente svela il principio e dove il tutto vale anche all’inverso. Ed ogni cosa si snoda, prima contratta, poi enunciata o evocata nel continuo salire dei tre canti. Non è un'ascesa. È un vagare continuo da gendarmi dell’etimo. In tutto questo, la Natura regge come un grande tempio, le colonne di questa architettura visiva.
2020/08/28 19:02:57



