Esattamente settanta anni fa, nel febbraio 1945, lo scrittore e soldato russo Aleksandr Solzenicyn fu arrestato dalla polizia sovietica e trasferito in un campo di lavoro forzato, il terribile “sistema Gulag” a cui proprio lo scrittore russo legherà la sua fama immortale. Piano B edizioni, per celebrare uno dei più grandi protagonisti del XX secolo, presenta Il mio grido, una raccolta di discorsi, saggi brevi, conferenze e articoli del grande scrittore russo, l’autore noto in tutto il mondo per aver descritto dal “di dentro” gli orrori e il sistema Gulag dell’Unione Sovietica, con il suo capolavoro Arcipelago Gulag. Il mio grido ripropone in Italia una serie di scritti ormai irreperibili sul mercato italiano, tra i quali appunto il discorso che dà il titolo a questa antologia e che Solzenicyn tenne in occasione del conferimento del premio Nobel per la letteratura, nel 1974. I temi che affiorano dai vari brani scelti per Il mio grido,(tra i quali La gente ha dimenticato Dio, Non aspirate a una vita facile e Un mondo diviso) sono quelli che hanno caratterizzato l’impegno civile e filosofico dello scrittore durante tutta la sua esistenza e che lo hanno reso un protagonista assoluto del XX secolo: la forza “malvagia” e spersonalizzante dei totalitarismi, l’uniformizzazione dell’uomo “richiesta” dalla modernità, la catastrofe incombente di una nuova guerra totale, il pericolo di nuovi fanatismi. All’umanesimo ateoSolzenicyn contrappone sempre però la speranza della rinascita, di un risorgimento umano segnato dalla contemplazione di Dio e dall’accettazione di ognuno della propria responsabilità umana. Lo stile che caratterizza questi brani scelti è quello incisivo, quasi documentaristico, ma anche appassionato e incalzante, che segna tutta la produzione non-fiction del grande scrittore russo, tra cui appunto il suo capolavoro assoluto: L’arcipelago Gulag.
2020/08/28 03:32:18




