Due testi – un monologo e una pièce teatrale – che hanno per protagonisti, (in forma di maschere, fantocci o chimere) tre figure centrali della cultura del Novecento. In lui non come lui la Jelinek segue le orme di Robert Walser sul sentiero malsicuro della scrittura poetica che scompone e scardina, fino a svelare, per frammenti, il punto in cui il linguaggio funge da ponte tra la folliae la poesia: «La storia della letteratura è piena di destini strambi o tragici. Ma quella di Robert Walser è una delle storie più tragiche. A lui, negli ultimi trent’anni di vita, è toccato come domicilio un manicomio, e per quasi tutto il tempo non ha più scritto». Totenauberg invece mette in scena un allucinato incontro tra Heidegger e la sua allieva-amante Hannah Arendt. Sullo sfondodi quel Todtnauberg, già evocato da Celan e da Thomas Bernhard, dove Heidegger trascorse gli ultimi anni di vita, incuranti di una natura ormai corrotta, di un mondo che va in rovina, i due testimoni pronunciano i loro monologhi portando a collisione i rispettivilinguaggi, del restare e del partire: la patria e l’emigrante, l’ovvio e la precarietà.
2020/08/30 05:00:58



