Roland Barthes ha suggerito due possibili fonti della pittura: la scrittura e la cucina. Il presente studio le indaga entrambe, rivolgendosi all'opera pittorica sia come sopravvivenza, traccia di ciò che è svanito, sia come offerta, nutrimento per chi ne fa esperienza. Con l'espressione "estensione dell'anima" non si vuole indagare altro che questa soglia a cui la pittura dà luogo, dove la sua origine e il suo senso non fanno che rinviarsi. Servendosi dei risultati più originali e interessanti del pensiero contemporaneo (da Benjamin a Merleau-Ponty, da Deleuze a Nancy, da Didi-Huberman a Stiegler) e attraversando le opere pittoriche piùsignificative (da Lascaux a Caravaggio, da Manet a Van Gogh, da Bacon a Lucian Freud), Tommaso Ariemma tenta di pensare la verità della pittura, cioè la sua esposizione, per pensare anche, e soprattutto, il destino dell'immagine e il nostro rimanere al mondo.
2020/08/28 18:32:31



