La storia europea della seconda metà del Novecento è ancora fortemente segnata dalle vicende del comunismo sovietico. Anzi gli esitidella Seconda guerra mondiale, con l'URSS di Stalin prostrata ma vittoriosa, consentono quell’impetuosa avanzata verso Occidente fallita nel primo dopoguerra. L'Europa è spaccata in due e nella sua parte centro-orientale si insediano regimi modellati su quello moscovita e sotto stretto controllo sovietico. Ma anche in Europa occidentale, in paesi come l'Italia e la Francia si affermano partiti comunisti di massa di orientamento filo-sovietico in grado di egemonizzare le forze politico-intellettuali di sinistra. In tale contesto i comunisti eretici e gli intellettuali critici sono totalmente isolati, destinati a svolgere un ruolo di pura testimonianza, anche perché la loro posizione nel pieno della Guerra fredda è scomoda al limite dell'insostenibile, per cui pochi seppero si indipendenti, essendo bersaglio degli attacchi dei due schieramenti contrapposti. Lo schema bipolare risultava confermatodal processo di decolonizzazione e apparentemente insuperabile. In realtà nel profondo del mondo sovietico non meno che in quello occidentale erano all'opera forze minoritarie, che talvolta si ispiravano proprio ai filoni di pensiero oggetto della presente opera. In alcuni momenti la critica e la dissidenza, soprattutto nell'Europa dell'Est, assunsero una dimensione sociale, trasformandosi in veri e propri fenomeni di contestazione e rivolta. La società e lo Stato, i singoli e il potere si separavano, allontanandosi tra loro sino a trovarsi agli antipodi. In primo piano tutto lo spazio era occupato dal "sistema", quale ne fosse il colore politico- contro o fuori di esso si dispiegavano i "movimenti", con una preponderante presenza di giovani. Movimenti che interessavano e colpivano i due campi politico-ideologici in cui era divisa l'Europa (e il mondo) ma che non riuscivano a interagireper non dire a coordinarsi tra di loro.
2020/08/28 20:20:32



