In vacanza in Florida, una coppia di italiani viene arrestata in un centro commerciale perché, contravvenendo a una legge dello Stato, ha lasciato un figlio piccolo in auto per una manciata di minuti. Nulla di grave è accaduto, ma lo sceriffo prende la faccenda terribilmente sul serio al punto da alterare prove e dichiarazioni: i due figli - il piccolo e quello più grande - vengono perciò affidati a un'assistente sociale e i genitori arrestati e condotti alla prigione della contea. La prospettiva è agghiacciante: la coppia rischia una pesante condanna per abbandono di minore e il conseguente affido dei bambini. A narrare la vicenda è Alex, che in Italia fa il Product Manager e che ama da sempre gli Stati Uniti- un uomo normale, un padre e un marito affettuoso, un professionista responsabile, che però si ritrova al centro di un'esperienza imprevista e angosciante: è innocente, non ha mai commesso reati, si considera un "buono", ma al momento è un passivo ingranaggio di un meccanismo repressivo che funziona secondo logiche di cui non possiede la chiave di lettura. Ciò che prima era soprattutto partecipata ricostruzione di una situazione kafkiana diventa lucida analisi di un'anomalia, denuncia di un'autentica perversione giuridica compiuta paradossalmente in nome della Giustizia: il carcere come "fabbrica dei cattivi" di cui la società ha bisogno per giustificare i suoi apparati repressivi. È una storia vera o pura fiction? La vicenda è talmente sconcertante che, per il lettore, non ha alcuna importanza.
2020/08/30 06:28:52




