«Scopo di questo saggio sulla teoria e sulla storia dell’arte nel campo della rappresentazione visiva» scrive Bernard Berenson (1865-1959) introducendo questo libro, magistralmente tradotto da Mario Praz «è di riformulare certe idee che ho maturato durante decenni di studi. Ho pubblicato innumerevoli libri e articoli, ma quasi nulla sui metodi e sui convincimenti che hanno diretto la mia opera. Io non sono un dialettico, per cui le pagine che seguono sono tutt’altro che sistematiche e scientifiche: sono reminiscenze, riflessioni a voce alta, generalizzazioni, confessioni di uno che allo studio dell’arte, all’amore per l’arte ha dedicato la vita intera. Io ritengo infatti che ogni individuo – e non solo lo studioso – che sente il bisogno di una società umana,deve guardare all’arte come a ciò che di più alto l’uomo ha saputo creare nel corso dei millenni. Non parlo dell’arte sfrenata, capricciosa, fantastica, come è permessa in epoche di decadenza quale la nostra, ma dell’arte che sa consolare, nobilitare, trasportarci dal mondo prosaico ai regni della felicità immaginaria».
2020/08/28 17:52:41




