Cosa c'è di più funzionale al sistema di un grande calciatore? Produce ricchezza, diverte le folle, inebria, distrae. Ed è anche un ottimo volano pubblicitario. Johann Cruijff fu tutto questo, al massimo livello. Ma seppe anche essere altro, perché era destino chela parabola della sua carriera intersecasse la rivoluzione. Anzi, le rivoluzioni. A cominciare da quella della disposizione di una squadra sul terreno di gioco: il 4-3-3 dell'Ajax dei primi anni settanta squarciò il sipario del calcio mondiale, svelando e rivelando un nuovo modo di intendere il football, e di interpretarlo. In questo libro si raccontano, all'unisono, il giocatore e l'uomo, entrambi valori assoluti: l'uno alimentava l'altro, in una simbiosi tecnico-esistenziale della quale è bello ripercorrere letappe più suggestive, raccontate con passione e rivissute con la gratitudine che gli autori vogliono comunicare alle generazioni più giovani. Non ci fosse stato Cruijff, il calcio non sarebbe mai uscito dai suoi cliché, non avrebbe mai compreso la sua portata sociale. I capelloni dell'Ajax e dell'"Arancia meccanica", la nazionale olandese che fece stropicciare gli occhi al mondo durante i mondiali tedeschi del 1974, furono anche un simbolo di ribellione: non tanto per i capelli lunghi, quanto per la maniera libera e disincantata in cui vivevano i "riti" sacri del dio pallone, a cominciare dalla clausura imposta durante i ritiri.
2020/08/28 20:33:12




