La ’ndrangheta è una mafia silente. Capace da decenni di coltivare floridi interessi in varie regioni del mondo. Una mafia che ha sempre accuratamente evitato di lanciare attacchi diretti alle Istituzioni. Una mafia in “immersione”, lontana dai grandi circuiti mediatici e forte di indissolubili legami parentali. Una mafia antica nei riti, i linguaggi e i simbolismi ma modernissima e manageriale nella gestione degli affari e nel governo del territorio. Se la ’ndrangheta del secolo scorso guardava prima al mondo rurale e poi ai sequestri di persona, quella del terzo millennio punta dritto alla contaminazione degli ordini professionali e dellasocietà civile, sfornando figli e nipoti esperti in professioni mediche, ingegneristiche e giuridiche, e investendo capitali in beni e servizi sparsi per il globo. I boss di oggi sono azzimati, parlano in perfetto italiano, usano l’iPod e il BlackBerry e guardano ai mercati mondiali dopo aver conquistato e saccheggiato l’Italia. Ma quando è avvenuta la trasformazione di questa “mostruosa” creatura da mafia meridionale in spectre del crimine transnazionale? Il percorso è ricostruito nel saggio che introduce questo volume fotografico definendo la fisionomia di un’organizzazione che è come una bestia assetata di sangue e denaro, ormai riconosciuta in tutto il nostro Paese come una “autorità” parallela allo Stato, in grado di garantire servizi e appoggi istituzionali e di fornire capitali. Più di cento fotografie di Francesco Arena documentano, insieme a molti dei guasti prodotti da questa condizione, anche momenti emblematici dell’impegno sociale e politico contro la criminalità organizzata.
2020/08/28 17:58:28




