Enrico Mattei e Adriano Olivetti davano fastidio. Andavano fermati. Il primo insidiava il monopolio Usa sul petrolio, il secondo proponeva un nuovo modello sociale, immaginando un’impresa che facesse proprie le istanze del bene comune. Questo libro è il racconto di due grandi figure del capitalismo italiano, ma è anche la storia di un omicidio annunciato: quello della presenza dello Stato nell’economia. Negli anni che vanno dal 1991 al 2001 sulla Penisola si scaraventa una valanga di privatizzazioni (banche e imprese). Data 1992: la trasformazione dell’Iri in società per azioni. E non può non saltare agli occhi la “coincidenza” temporale di questa svendita con la stagione di “Mani pulite”, un’operazione politico-giudiziaria, sostengono gli autori, “certamente incoraggiata dagli Stati Uniti”, che tolse di mezzo gli imprenditori e i politici che avevano contribuito al rafforzamento dell’economia italiana. Con la liquidazione dell’Eni e dell’Iri si riportava l’Italia alle condizioni del Dopoguerra: quelle di un Paese minore nel contesto internazionale. Nel saggio vengono ripercorsi gli attacchi degli ambienti politico-economici americani all’Eni di Enrico Mattei e a Adriano Olivetti, “colpevole” di aver portato l’Italia ad essere protagonista nelle ricerche sui calcolatori. Anche la morte di Olivetti, come quella di Mattei nel 1962, non è mai stata chiarita fino in fondo: colto da un “improvviso” malore mentre viaggia da solo in treno verso Losanna nel febbraio del 1960. Con la sua fine si chiude “l’esperimento” el’Olivetti ridiventa una “normale” industria italiana. L’analisi si prolunga fino ai nostri giorni e ci aiuta a capire gli eventi che già si annunciano all’orizzonte.
2020/08/27 20:10:13



