Prima metà dell’Ottocento: nello sterminato Impero Ottomano, che abbraccia “ventinove popoli, sei religioni, quattro razze, quarantalingue e quattro climi diversi”, la provincia d’Albania è in rivolta. A ottantadue anni il pascià Alì di Tepeleni ha deciso di sfidare il Sultano. Vuole ricreare lo stato albanese, come ha fatto il grande Scanderbeg quattrocento anni prima di lui. Ma il suo popolo non sembra disposto a seguirlo... Intanto, nella capitale dell’Impero, la Nicchia della Vergogna aspetta la testa mozzata di Alì, o quella dei generali che non saranno riusciti a sconfiggerlo. E il suo guardiano, il giovane Abdullah, a volte sogna di finireanche lui nella nicchia, di ridursi a una testa, “astro spento con la sua collana di sangue crepuscolare”: ma è solo un sogno, perché Abdullah è un uomo docile che non si ribella mai, neanche contro sé stesso. Ismail Kadaré ripercorre la storia della rivolta di Alì Pascià trasformandola in una metafora degli orrori del Novecento: personaggi ed eventi reali s’intrecciano a spaventose fantasie come la “denazionalizzazione”, il lento e metodico processo che permette di soffocare l’identità di un popolo, realizzato “in base all’antica dottrina segreta del cra-cra”. Pubblicato per la prima volta in Italia, La nicchia della vergogna è un romanzo visionario e affascinante, tra i più cupi di Kadaré, che tuttavia non rinuncia a gettare una debole luce di speranza nell’“immenso impasto grigio del cielo”.
2020/08/29 04:38:49



