È la prima volta che leggo un’opera di Elide Ceragioli, autrice toscana già affermata di romanzi storici oltre che polizieschi, e come prima cosa devo dire che maneggia in maniera sicura gli strumenti del mestiere. La lingua, innanzi tutto, chiara ma mai banale- la creazione di personaggi ben caratterizzati, una trama agile e convincente, ambientazione precisa, taglio sicuro dei vari capitoli etc.Ma soprattutto tre aspetti mi hanno colpito del suo Fuori dalla tela del ragno. In primo luogo, pur essendo il quarto volume di una saga, non pecca di auto- referenzialità, un vizio molto diffuso nei moduli narrativi attuali, soprattutto in Italia. La storia vive di una sua autonomia e può essere letta benissimo senza conoscere il pregresso. Può sembrare una cosa facile, ma non lo è. In secondo luogo Ceragioli non scimmiotta nessuno: ha un suo stile personale e un suo registro narrativo ben preciso. Non si rifà agli scandinavi e nemmeno agli italiani regionali o dialettali: sono gialli italiani, finalmente (una volta la narrativa italiana era all’avanguardia nel genere: basti pensare a Scerbanenco o a Fruttero e Lucentini,). Infine, quello che colpisce, è la generosità con cui scrive. C’è molto nel romanzo, forse più di quanto sarebbe consigliabile mettere in un solo volume. Proprio questo però colpisce nella scrittura dell’autrice: la ricchezza del suo mondo interiore, della sua cultura, la curiosità che traspare per i fatti del mondo e dell’animo umano. Personalmente è l’aspetto che più mi affascina in un’opera di narrativa, il fatto che, al di là dei generi e delle trame, sia soprattutto una porta da aprire su un mondo nuovo o su un’ inedita visione del mondo che conosciamo. Lo scrittore di talento vi riesce a qualsiasi livello della narrazione.Purtroppo il genere affrontato qui da Ceragioli è molto visitato e soggetto alle mode, ma non credo che in molti, anche tra i più affermati, sarebbero in grado di gestire con tanta agilità una trama così complicata e ricca di personaggi. Anche l’idea della Squadra, cioè di un pool di superpoliziotti che si unisce per risolvere alcuni crimini di particolare profilo, capitanata da una donna, mi è parsa molto valida e sapientemente sostenuta. Ogni poliziotto ha le sue caratteristiche, la propria vita e le proprie idiosincrasie, riflesso di una società forse tanto malata da aver bisogno di eroi più o meno fragili. Come Gabriella, con il suo dramma segreto, come Fantacci in lotta contro la morte, come il deluso Dallolio, come Raffele, prigioniero dei suoi limiti fisici, o l’esuberante pompiere. C’è un serial killer desideroso di attenzioni e ci sono poliziotti tormentati, combattuti, ma con un forte senso dello Stato e della giustizia. Sono gli ingredienti di una ricetta forse antica, che l’autrice tuttavia cucina con mano sicura, intelligenza, eleganza, regalandoci ore di piacevole intrattenimento.Sonia
2020/08/30 02:25:51



