Se un maestro della narrativa come Meneghello affronta un genere letterario, quel genere letterario è destinato a mutare pelle, lingua, temi. E così è stato per il romanzo di formazione italiano, che sarà segnato per sempre dalla presenza della scrittura idiosincratica, colta e amatissima dell’autore di “Libera nos a malo”. “Fiori italiani”, uscito nel ’76, è un breve romanzo di formazione in cui Meneghello distorce ulteriormente la tradizione del genere, raccontando la storia del giovinetto S., in piena epoca fascista. Poche righe sono sufficienti per comprendere il nucleo profondo a cui punta il lavoro di trivellazione linguistica enarrativa di Meneghello: “Adriani funzionava esattamente come una donna: una donna degli anni trenta, che fosse cresciuta dentro a un bambino. Oltre ai vezzi e ai tratti del corpo, o come si potrebbe dire il brutto velo, usava anche alcune potenti armi culturali”. Sconcertante, nell’era fascista. Ancor più se, nella sua formazione, lo studente S. è destinato a conoscere il manuale Il balilla Vittorio, che innesca un’esilarante quanto tragica descrizione dell’epoca del Fascio vista con gli occhi di un ragazzino.Un’epoca in cui “Il fascismo non è al centro: è dappertutto... Ciò che risalta è il brulichio dei saluti fascisti: da qualunque parti la si guardi la vita italiana appare fascistizzata senza residui”. Un’imperdibile incursione memoriale di Meneghello, una meditazione su ciò da cui veniamo e che potrebbe nuovamente attenderci.
2020/08/30 10:05:05



