Ci voleva la mente di un poeta come Carmelo Aliberti per scandagliare l'opera omnia di Fulvio Tomizza, insigne esponente della letteratura non solo triestina ma pure italiana. Dall'affiatamento ideale tra i due uomini è scaturito un volume critico di notevolemole che riesce a calare il lettore in un universo affascinante e coinvolgente. Difatti sin dal titolo si intuisce l'afflato spirituale che assurge a significato recondito della narrativa tomizziana, mentre sarebbe fuorviante ascriverla lapidariamente a unacorrente o a un genere collaudato. Un titolo insomma che non rintuzza in un alveo apodittico e unilaterale uno scrittore considerato un po' riduttivamente soltanto di frontiera. Certo, che Tomizza rappresenti anche l'identità bipolide di tanti famosi giuliani o istriani è scontato, ma il pregio indubbio del volume sta nell'aver saputo proporre l'intentio auctorìs nelle pagine liminari, per cui il lettore, attingendo maieuticamente al dialogo fra Aliberti e Tomizza, può avvalersi di uno strumento propedeutico prima di inoltrarsi nella disamina critica". (Dalla introduzione di Jean Igor Ghidina)
2020/09/25 06:10:12



