Nelle sue Memorie di G. l'autore, con mano leggera e qualche ironia, narra le sue esperienze in circostanze fuori dell'ordinario, spesso riprovevoli. A prima vista sembrerebbe che la magistratura sia quasi una gabbia di matti, una corte dei miracoli. Magistrati ignoranti, squilibrati, maniaci e disonesti si rincorrono quasi a ogni pagina. In realtà, l'autore è fermamente convinto che i magistrati, nella quasi totalità, siano persone serie e perbene, che lavorano con scrupolo e bravura facendo spesso più del loro dovere. Tra le categorie dei pubblici dipendenti sono, forse, la migliore o, se si vuole, la meno peggiore. Purtroppo la giustizia funziona male o non funziona affatto e molti ne attribuiscono la principale responsabilità ai magistrati. E sbagliano. Le cause sonoaltre. Né i magistrati, né gli avvocati sono gli untori della peste giudiziaria. Il giudice G. non ha voluto qui affrontare i problemi istituzionali della giustizia, dei quali si è sempre occupato. Ha voluto soltanto raccontare di un mestiere delicato e difficile. Parlare delle cose ordinarie, dei giudici che fanno il loro dovere, delle udienze che filano lisce, del tranquillo andamento quotidiano, sarebbe stato noioso. G. ha ritenuto più interessante e forse utile osservare la giustizia da dietro le quinte, esplorarne le stravaganze, le distorsioni, senza nulla togliere al merito e al sacrificio della stragrande maggioranza dei magistrati.
2020/08/28 10:34:43



