Nella Seconda Guerra mondiale per ben due volte il fronte si attestò sulle Alpi, su quella barriera naturale che lo scrittore militare tedesco Karl Von Clausewitz, nel XIX secolo, aveva riconosciuto quasi impercorribile per le armate: "Attaccare la Francia sulle Alpi è come afferrare un fucile per la baionetta" aveva affermato, evidenziando le gravose difficoltà che si presentavano a chi avesse voluto compiere una tale impresa. Ci provò l'Italia fascista nell'attacco del giugno 1940, spinta dalle rivendicazioni diBenito Mussolini: si rivelò un'avventura tormentata, contro un nemico che sul fronte nord cedeva di fronte all'avanzata delle armate tedesche, ma su quello alpino era ben deciso a resistere alle truppe italiane. Nell'ultimo inverno di guerra (1944-45) si combatté nuovamente sulle Alpi, ma in ruoli invertiti: questa volta toccò ai francesi del generale De Gaulle, intenzionati a far pagare a caro prezzo all'Italia il colpo di pugnale del 1940, provare quanto fosse difficile attaccare le forze italo-tedesche attestate sulle creste alpine. Questo studio, con l'ausilio di documenti e di fotografie inedite, esamina i fatti di quei lontani giorni, contribuendo a colmare un vuoto di memoria storica.
2020/09/10 17:05:20



