C’è un limite oltre il quale la critica letteraria diventa, tout court, critica della vita? C’è un punto in cui, per chissà quale metamorfosi, l’interpretazione di un’opera può diventare, in quanto tale, notizia del mondo, di un mondo abitabile, ben oltre la letteratura?”. Nel 2007 Massimo Onofri tentava di rispondere a queste domande nel suo pamphlet intitolato La ragione in contumacia. La critica militante ai tempi del fondamentalismo (Donzelli). Nel saggio di apertura di questo volume Onofri teorizza un’idea di critica letteraria come critica della cultura, della società e, in una parola, della vita, a partire da una ragione laica, aperta e spregiudicata, autorevole ma sempre in difetto di conoscenza. Un’idea per la quale di conseguenza il critico letterario si distingueda uno studioso e da un recensore per essere un critico della vita attraverso la letteratura e un critico della letteratura attraverso la vita. Cogliendo lo spunto di Onofri, alcune tra le più autorevoli voci contemporanee, fanno il punto sullo stato dell’arte della critica letteraria, partendo dalle sue radici antropologiche e filosofiche per instaurare una riflessione sui concetti di impegno e democrazia, di giudizio di valore e di canone, di vita e di senso comune cui la critica militante è costitutivamente e imprescindibilmente legata.
2020/08/29 23:17:52




