La democrazia rappresentativa è davvero la forma più compiuta di governo popolare e l'unica reale alternativa al dispotismo, o esistono, invece, strumenti ulteriori e più efficaci in grado di garantire un esercizio più genuinamente corale del potere politico? È questo l'interrogativo che spinge il perugino Aldo Capitini a scrivere il saggio «Il potere di tutti», un'opera di ampio respiro nel quale la tematica del potere viene affrontata in tutte le sue sfaccettature e implicazioni sociali, per condurre il lettore lungo un percorso critico destinato a sfociare in una conclusione sorprendente e per certi versi illuminante. Un testo pragmaticamente visionario e profondamente eretico, in piena sintonia con l'indole del suo autore e con le lotte sociali da lui portate avanti in prima persona. Il manifesto di un antesignano della democrazia partecipativa e della democrazia diretta, che con le sue teorie influenzò le contestazioni operaie e studentesche che agitarono l'Italia nel biennio 1968-69, ma anche un testo appassionato e appassionante che, nonostante i suoi quasi cinquant'anni, risulta ancora emblematicamente attuale.
2020/10/09 03:17:28




