Per gli immigrati che giungono nel nostro Paese portando con sé il loro carico di sofferenza e disperazione, l’Italia costituisce davvero la “Terra Promessa”? L’interrogativo si è posto nel corso delle numerose discussioni presso il centro di prima accoglienza della Fondazione Fernandes di Castelvolturno, diretto dall’arcivescovo di Capua mons. Bruno Schettino.Quando il fotografo Giovanni Izzo, che ha uno studio professionale nella vicina Grazzanise, ha saputo dell’esistenza di questo centro, ha rotto ogni indugio e, d’intesa con mons. Schettino, ha organizzato un set nel cortile della Fondazione montando un fondale bianco contro il quale eseguire una serie di ritratti fotografici: immagini semplici, immediate, attraverso le quali, in un solo istante, si intuiscono e si leggono intere storie, fatte di fatica, di disillusione, di dolore, ma anche sostenute dalla persistenza della speranza, nonostante tutto e al di là di tutto.Izzo alterna i primissimi piani, concentrati sull’espressione dello sguardo, e i ritratti a figura intera. I primi mettono in evidenza segni, cicatrici, rispondenti a un codice identitario che in Africa aveva valore e ora non l’ha più- nei secondi, invece, a parlare è soprattutto l’abbigliamento, che, allineandosi al gusto occidentale, tradisce un disperato bisogno di omologazione.Senza le fotografie qui presentate, questi uomini e queste donne, quasi tutti molto giovani, in qualche modo “non esisterebbero”. Izzo ci costringe a constatarne l’esistenza, ci costringe a guardarli negli occhi, così come loro guardano negli occhi noi che sfogliamo queste pagine, imponendoci di considerarli, finalmente, come “persone”.
2020/11/03 20:55:39



