L'Olimpico di Lisia è una delle tre orazioni che non ci è pervenuta attraverso i codici. Dobbiamo una parte del discorso a Dionigi di Alicarnasso che nell'opera dedicata all'oratore ne riporta un brano iniziale, per giunta non molto ampio. In effetti, si tratta di un frammento dell'orazione che risulta più breve della c. Ippoterse pervenuta per via papiracea. Nella forma a noi giunta il discorso appare soltanto pamphlet contro Dionisio I di Siracusa, città da cui proveniva la sua famiglia. Secondo la notizia dello stesso Lisia, il padre Cefalo era venuto da Siracusa ad Atene sotto l'invito di Pericle, dove viveva da meteco. La violenza con la quale L'oratore attacca Dionisio I pone il problema del rapporto tra un meteco e la sua città d'origine. Lisia non ebbe tentennamenti. Decise di schierarsi apertamente con la città attica. Nel periodo di soggiorno a Thurii parteggiò per Atene contro Siracusa e per questo fu costretto all'esilio dalla fazione filopeloponnesiaca. Atene non solo era un punto di attrazione per i cittadini delle altre poleis, ma riusciva a creare un rapporto privilegiato che univa profondamente il meteco alla città. Aperta all'accoglienza dell'altro, Atene era tuttavia avara nel concedere la cittadinanza, che costituiva la massima aspirazione di un meteco. Lisia, malgrado i suoi servizi prestati alla parte democratica durante e subito dopo il governo dei Trenta, ottenne il privilegio dell'isotelia, ma non quello della cittadinanza. L'Olimpico è anche l'unica orazione nella quale l'autore affronta temi di carattere politico senza essere condizionato da cont
2020/08/30 03:33:21




