«Stella rock della letteratura europea», Ray Loriga non limita il suo genio solo alla letteratura, ma si occupa anche di cinema comesceneggiatore e regista: sua, ad esempio, la sceneggiatura di “Carne tremula” di Pedro Almodóvar e suoi, come regista, i film “La pistola de mi hermano” e “Teresa, el cuerpo de Cristo”. Ma è nella narrativa che Loriga ha ottenuto il suo maggior successo: con “E parla solo d’amore” si è infatti definitivamente consacrato, secondo la critica internazione, come il miglior scrittore spagnolo della generazione fiorita agli inizi degli anni Novanta. Parlare solo d’amore è l’imperativo del protagonista del romanzo, scrittoreanch’egli come Loriga, che, incapace di superare la fine di un grande amore, si rinchiude in questo fallimento sospendendo la sua vita normale per dedicarsi a una spasmodica analisi interiore dell’amore, concepito come sentimento individuale che non ha bisogno di relazioni esterne, ma che si nutre autonomamente nella dimensione intima di colui che ama. Il protagonista del romanzo, Sebastián, vive così una vita completamente distaccata dalla realtà, dedicandosi anima e corpo a un’inutile traduzione del poeta William Blake, a osservare il comportamento delle donne con attenzione spasmodica, ad abusare della pazienza dei suoi amici e a creare un “alter ego” immaginario, Ramón Alaya, un giocatore di polo, forte, leale, affascinante, totalmente ignaro dell’assurdo territorio di finzione che attanaglia il suo creatore. Ma basterà solo una notte, e l’incontro al ballo annuale dell’Ambasciata Svizzera con Christian, una specie di incarnazione di Ramón Ayala e con sua moglie, Monica, della quale Sebastián decide di innamorarsi, per sconvolgere la costruzione mentale che ha tenuto Sebastián prigioniero.
2020/08/29 05:00:55



