Chernobyl, 26 aprile 1986. L’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare ucraina scatena una potenza radioattiva 400 volte superiore alle bombe sganciate dagli americani sul Giappone. Il disastro viene inizialmente nascosto dalle autorità sovietichee ancora oggi non se ne conosce l’intera portata. Tre decenni dopo, quando i lavori di messa in sicurezza sono ancora lentamente incorso, Emanuela Zuccalà racconta la sua indagine sul campo, arrivando a toccare il mostro atomico con mano, a pochi metri dal sarcofago in cemento, il monumento funebre che imprigiona il reattore. Le bugie sulla gravità dell’incidente- la nube radioattiva che ha lambito l’Europa- i “liquidatori” che hanno perso la vita a pochi giorni dall’esplosione- donne, uomini e bambini morti o gravemente malati a causa degli elementi radioattivi liberati in natura. I dati pubblici dell’Unscear e il governo ucraino minimizzano il rischio, ma le indagini di Greenpeace e di Legambiente asseriscono il contrario: chi è tornato o si è trasferito sui terreni e nelle case nei dintorni della centrale è costantemente a rischio. Sul pianeta ci sono 442 centrali nucleari attive e 65 infase di realizzazione, una delle quali in Bielorussia, la nazione più colpita dai veleni di Chernobyl. Il nucleare è la risposta giusta alla domanda di energia del mondo?
2020/08/30 13:54:46




