Raccontare l'arte del Quattrocento "a nord delle Alpi" non risponde a logiche meramente catalogatorie: al contrario, vuol dire mettere al centro della ricostruzione di un periodo cosi decisivo per l'arte occidentale un problema di identità. L'imporsi di una "maniera italiana" procedeva di pari passo, soprattutto nella canonizzazione del Vasari, con un uguale e contrario svilimento della "maniera fiamminga". Col passare dei secoli l'arte a nord delle Alpi, però, ha visto riconosciuta la propria assoluta modernità, rivoluzionaria almeno tanto quanto quella italiana, a partire dal realismo della rappresentazione a servizio dell'approfondimento psicologico (come nel caso di Jan van Eyck) fino alla scatenata, inquietante visionarietà di un artista come Bosch. Frédéric Elsig offre una sistematizzazione allo stesso tempo introduttiva e innovativa dell'arte che nel Quattrocento viene prodotta nel Regno di Francia, nei territori tedeschi dell'Impero e soprattutto nel Ducato di Borgogna: in quel secolo, infatti, la Borgogna non solo fu una delle centrali europee del gotico internazionale, ma anche uno dei luoghi in cui, attraverso l'apporto della cultura borghese dei Paesi Bassi e per la presenza di numerosi artisti fiamminghi, venne superato il manierismo tardo-gotico e si plasmò un nuovo linguaggio ormai rinascimentale.
2020/08/29 18:09:53



