L'autore ci presenta una via d'uscita dalle macerie, senza strumenti che rimuovano o superino la storia, senza spinta alla ricomposizione di ciò che si è disperso e soprattutto senza progetto o piani per il futuro. I testi prevedono una presa di coscienza a cui non fa seguito un'apocalisse, hanno una funzione politica che erode il soggetto, dove alla distruzione subentra uno spazio vuoto che significa apertura per nuove potenzialità immaginative. I frammenti teologico-politici contenuti della raccolta rompono anche con l'antagonismo al potere, perché nulla di storico può riferirsi di per sé al messianico. Il carattere distruttivo dell'autore volge utopisticamente a una poetica che crei spazio, in cui la dignità di essere distrutto è prassi eversiva, tanto più che questi versi vivono nella incipiente consapevolezza che nei luoghi invecchiati c'è insita una forza rivoluzionaria che previene la natura e la senescenza delle cose. Idee e immagini sono avanzate come farebbe un allegorista, con struttura e montaggio cinematografico, in modo che la citazione sia estrapolare qualcosa dal contesto per rendere le situazioni praticabili.
2020/08/30 11:08:28




